Al telefono
Al
telefono, durante una delle tante conversazioni in cui ci avventuriamo, lui da
casa ed io in ufficio, Sabino mi racconta un sacco di cose, alternando
letteratura, aneddoti, amicizie e quotidianità; io soprattutto ascolto e la
conversazione è piacevole, un po’ surreale,
ma sentita. Tra una citazione e un fatto quotidiano o familiare a un
certo punto con guizzo improvviso Sabino dice qualcosa di spiazzante, come ad
esempio :“ma sai, la poesia non è la realtà ….”. Resto un po’ perplessa senza aggiungere
altro. Più tardi, riflettendo e rileggendo il suo libro, mi verrebbe da aggiungere:
“perché
la poesia è un’altra cosa”. Cosa poi sia è impresa ardua spiegarlo …
Ma
penso che il libro di Sabino voglia dirci in parte, se non del tutto, proprio
questo.
Certo,
nel Secondo dono c’è il suo viaggio
dell’anima, personale e intimo, ci sono nostalgie, emozioni, c’è l’infanzia e
l’adolescente che rende omaggio a Giove Anxur sull’altura di Terracina: forse
il suo specchio di Narciso o l’utero materno ove tornare e annegare e trovare
unicità e unitarietà dell’essere. Ci sono inoltre molte figure che aleggiano,
femminili e non, ci sono perdite, dolori: l’esigenza, la necessità di tirar
fuori l’anima nascosta, segreta e segrete cose … ma, come Sabino stesso dice, tutto concorre
ad essere pretesto per dire qualcos’altro; quel dire della poesia che non è
quel che sembra. Dirne anche l’ ambiguità: chi sono questi tanti TU cui si
rivolge?e quegli occhi verdi onnipresenti a chi appartengono? La poesia cui
Sabino si rivolge prende varie sembianze, concrete perché la poesia lo è, e al
tempo stesso ineffabili, ma parte di un tutto nella loro molteplicità: tanti in
uno, come tante stanze del mondo da guardare e stanze della poesia nel
riattraversamento della tradizione(praticamente tutta), tanto amata e studiata,
conosciuta in ogni suo segreto e in ogni sua luce/ombra. C’è dunque la Poesia e il parlare di e
con la Poesia , che è sogno, Bella addormentata da
risvegliare, o lasciarla là, nella sua fiaba, per non contaminarla, non
sporcarla, rileggerla sì in tanti modi e
solo così farla propria.
Il
poeta, l’uomo, se ne va, “inquieto, senza
meta … ubriaco di sogni, di speranze, di cielo, come un santo … come umile
francescano, in una stanza dentro al tuo
cuore, povera, niente lusso, ma pulita..”come la parola che ci dona.
Vorrei
aggiungere quel che non non ho detto
ieri sera, perché mi è sfuggito: queste conversazioni sono una sorta di “interferenza”, in senso creativo,
oserei direi montaliana, (tutti ricordano la famosa poesia con la quale l’Autore
voleva unicamente rendere omaggio alla Poesia); sono una forma di energia che
attraversa il filo del telefono - (non
la mail o un sms ! ), un modo quasi desueto ormai, ma assolutamente
creativo di interagire con la realtà, che è faticosa, contorta e stremante, cui
aggiungere un guizzo, una ribellione, un piccolo incendio alla mediocrità e
alle contraddizioni tra le quali ci tocca vivere. In fondo forse è questo il fine del poeta e di
questo sono molto grata a Sabino e alla sua Poesia.
Con
affetto e stima
Marzia
Spinelli
19
febbraio 2013
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