“Le gemme” vuole essere una collezione di quaderni di poesia dedicata a poeti contemporanei opportunamente selezionati, con il proposito di rappresentare una summa della loro poetica. L’intenzione è quella, infatti, di raccogliere le gemme di ogni autore per sintetizzarne il discorso poetico e, al tempo stesso, per facilitarne la diffusione attraverso un formato semplice ma elegante e di immediato impatto visivo.Nella convinzione che non è certo la quantità a determinare la qualità, Progetto Cultura ed io, abbiamo ritenuto qualificante dare vita a questa nuova iniziativa editoriale nella prospettiva di testimoniare momenti di elevata ispirazione poetica, tali da potersi legittimamente inserire nel panorama letterario contemporaneo per la loro unicità e significatività, sia dal punto di vista contenutistico che stilistico.“Le gemme”, pertanto, non vuole essere soltanto una collana di poesia, ma una teca luminosa dove i poeti possono mettere in evidenza i loro tesori.



mercoledì 26 giugno 2013

Chiara Mutti su Il secondo dono di Sabino Caronia

In Giove Anxur, quel miracolo di marmo e tempo, esposto alla luce calda del sole che si arrossa al tramonto e che sembra ancora dominare Terracina dalla cima del monte, riflesso nell’infinita azzurrità del mare, in cui io stessa, in una bellissima gita di qualche anno fa, ho annusato il respiro degli dei, ho trovato quell’ininterrotta linea spirituale che ci unisce…quello specchio magico riflesso nell’anima dolente, quel richiamo all’acqua materna, potenza generatrice. Il libro di Sabino Caronia si apre e mi si apre così.
Ma è ad un altro tipo di fede a cui, a mio modesto parere, “Il secondo dono” è in sommo grado ispirato: l’amore. Inteso nella sua accezione più profonda.
Perché l’amore di Sabino è una fede, non nel senso comunemente inteso di spiritualità, ma in quello suo proprio di fiducia; nell’altro, nella vita dell’altro in quanto dono, costruzione del se attraverso l’altro.
Nulla nella nostra piccola esistenza è destinato a rimanere, eppure nulla si perde…
Lanterna nella notte, resta un pienissimo soleluce di luce vera – resta il vivissimo fuoco di verdi occhi chiari. Ecco l’amore è luce, è un verde di prati smeraldo/ dentro una pioggia d’oro.
La luce di questo “caldo gentile” si riaccende in immagini, in istanti di vita rubati all’oblio dal ricordo ed anche, o forse maggiormente, lì dove il paesaggio si vena di malinconia o di rimpianto, lì dove il paradiso dell’amore è un morto paradiso, l’amore non viene mai rinnegato – non sperare che possa/ mai morire il mio amore/ Il mio amore è una luce/ che la notte non spegne – L’amore di Sabino non pretende, non chiedo…che una stanza per me dentro al tuo cuore.
In questa richiesta muta che urla, verso cui si protende e da cui fugge allo stesso tempo – e tengo chiusa la porta di casa/ di fronte all’invadenza delle stelle – Sabino sancisce la propria appartenenza alla vita, alla fragilità dell’essere umano. Questa vita che corre e che, come saggiamente ci ricorda nella bellissima strofa posta a incipit dell’intera raccolta, dura il tempo di una sigaretta, ecco lì riconosco l’essenza, il valore di quel “qualcosa di più” che esula da altre vane speranze. Trovo il più intimo, il conclusivo messaggio della poesia di Sabino.
E così me ne vado
in giro per le strade
sotto più chiare stelle,
dentro il buio più nero,
ubriaco di sogni,
di speranze e di cielo.


                                                                                                                         Chiara Mutti


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