“Le gemme” vuole essere una collezione di quaderni di poesia dedicata a poeti contemporanei opportunamente selezionati, con il proposito di rappresentare una summa della loro poetica. L’intenzione è quella, infatti, di raccogliere le gemme di ogni autore per sintetizzarne il discorso poetico e, al tempo stesso, per facilitarne la diffusione attraverso un formato semplice ma elegante e di immediato impatto visivo.Nella convinzione che non è certo la quantità a determinare la qualità, Progetto Cultura ed io, abbiamo ritenuto qualificante dare vita a questa nuova iniziativa editoriale nella prospettiva di testimoniare momenti di elevata ispirazione poetica, tali da potersi legittimamente inserire nel panorama letterario contemporaneo per la loro unicità e significatività, sia dal punto di vista contenutistico che stilistico.“Le gemme”, pertanto, non vuole essere soltanto una collana di poesia, ma una teca luminosa dove i poeti possono mettere in evidenza i loro tesori.



mercoledì 26 giugno 2013

Paolo Carlucci su Il secondo dono di Sabino Caronia

Le ninfe son partite e solo resta/ il rimpianto del passo che innamora. Dura nel vetro degli occhi il vento dei ricordi. E’ questa la cifra di Sabino Caronia, critico e scrittore, che, in una sorta di voce dovuta a madama Nostalgia, dispiega le sue ragioni d’amore. Lo dimostrano alcuni dei suoi versi più ispirati, raccolti ne Il secondo dono, uscito recentemente per i tipi di Edizioni Progetto Cultura, nella collana poetica le gemme, curata da Cinzia Marulli. Caronia pare recuperare, attraverso  una raffinata memoria poetica che spazia da Pascoli a Cardarelli, a  suggestioni lorchiane, ismi lirici di autentica ricerca melica, che possono suonare nell’ipetrofia visiva di certi azzardi sinestetici,  forse come un cosciente ... sperimentalismo di uno stupore, risolto sovente come rondismo dell’anima. Scintille di vita, egli le  affida alla forza dell’immagine, al desiderio infinito di ridonare poeticamente i colori del cuore. In modo antico stella, nel sonetto d’esordio, l’evocazione di un’infanzia mitica. Ritornare  da te  fanciullo eterno/ che siedi  sopra il monte a Terracina./ e come Orfeo, disceso nell’inferno/ rinascere in un’ansia di mattina. La natura si fa specchio di un orizzonte del vissuto, liricamente restituito. Se il tuo stupendo  volto adolescente/ in questo  specchio magico è riflesso/ anche vive nell’anima dolente / racchiuso nel profondo  di me stesso.  Un procedere siffatto può talora cadere nella retorica del facile sentimentale, abusato miele che genera fiele poetico, ma il nostro, in larga misura, evita l’agguato, cercando nel valore umano l’incompiutezza, il vago immaginare di una nebbia di risa; nella terra desolata l’odore dell’amore è vero nel suo essere Passaggio in ombraNon avere  paura / di lasciarci  nel buio, / il tuo cuore è una fiamma/ che la morte non spegne. Ginestra di notte la passione. Il mio amore è una luce/ che la notte non spegne.     

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